germogli
Vi scrivo con gioia dal tavolone centrale dell’Oficina selvatica, il penultimo giorno dell’anno 2021. Uno sguardo verso la finestra ai tetti innevati, mangiatoia appesa sul balcone ancora senza ospiti e bandierine tibetane danzanti.
Stufa accesa, cuor contento. Le notizie attorno a me non sono felici, ma cerco il mio centro all’interno. Mi auto accolgo e rincuoro, tirando le somme dell’anno appena trascorso. E soprattutto penso che si, l’anno è stato complesso, inaspettato, ma ci sono sempre altrettante cose ed eventi meravigliosi che sinceramente valgono ancora la pena di ringraziare l'universo per tutto ciò che abbiamo. Mi dispiaccio molto e silenziosamente quando sento dire che è stato un anno terribile. Nel senso…disgrazie personali, nazionali e nel mondo succedono sempre. Ma molto spesso quando i media non ce ne parlano non le consideriamo e viviamo abbastanza contenti e spensierati. Ancora una volta e vi assicuro che ci ho ragionato bene prima di mettere questo pensiero nero su bianco, penso che il punto di vista da cui guardiamo le cose sia importante. Va coltivato, allenato.
Il ringraziare è fondamentale. Qui sul tavolo vicino al pc, ho con me il quadernino nero che ho dedicato a inizio anno a questa pratica. Non è spesso, ma è bello zeppo di tanti bei GRAZIE. Quasi un diario che mi aiuta a ripercorrere questo lasso di tempo di 365 giorni, dove sono successe talmente tante cose che mi sembrano dieci vite…pragmatismo è davvero la mia parola! Ho realizzato tanti progetti, piccini e grandi, tessuto relazioni significative, affrontato cambiamenti, creato, visualizzato e concretizzato molti dei miei desideri e la mia autenticità. Ed era il 2020 anche per me ve lo assicuro, non possiedo i superpoteri, se non una grande determinazione! Con questo non voglio dire che sia tutto perfetto e che i metodi che ho utilizzato siano giusti/utili per tutti, ma che impegnandosi e avendo un attitudine generosa e gioiosa molte cose arrivano da se’. Vivere con cuore aperto, fiducia e amore soprattutto nei momenti duri può supportarci molto.
Per quest’anno la mia missione è compiuta: ricercare bellezza nelle cose semplici e nella Natura e contribuire alla felicità degli altri era tutto quello che sognavo. I vostri feedback mi hanno commosso e per questo vi dico ancora una volta Grazie. Se c’è qualcosa che vi piace, lasciatevi ispirare e ficcatevi dentro con tutto il cuore immergendovi li. Divoratevela questa vita. Siamo molto spesso addormentati nella nostra esistenza civilizzata, ma dentro di noi la fiammella c’è , è accesa, basta solo soffiarci sopra.
Venite qui nel bosco. A volte serve solo camminare. Lentamente. Annusare. Ascoltare. E osservare le piante selvatiche che hanno dovuto resistere ed adattarsi a condizioni a volte più aspre e di conseguenza diventare più forti.
Come noi.
Quest’ anno pensate è il primo, dopo credo 20 anni, che non lavoro nel periodo natalizio in un negozio di giocattoli. E ne sono così felice. Ho scoperto altre modalità di vivere dicembre, il mio mese di nascita . Se prima era frenesia la parola del mese, quest’anno è stata rallentare come vuole l’ opportuna stagionalità. Sono anche riuscita a fare pace con la neve, che prima dovendo raggiungere il lavoro era da me molto temuta e bistrattata. La salamandra non l’ho vista ahimè, ma ho raccolto mele e cachi dagli alberi per mangiarli subito dopo e fatto ghirlande con i tesori del bosco.
Ieri ho compiuto 40 anni (ma tanto quest’anno non conta no?!) e mia mamma mi ha raccontato che quella notte c’era proprio una luna piena e potente come quella di questi giorni. Curioso…
Proprio oggi ho iniziato la ricerca della mia prossima parola dell’anno…era un processo di qualche giorno, ma come il natale, quando arriva arriva… e in mezz’ora l’ho riconosciuta. Bella li davanti a me. Chiara e dolce. Mi sono fatta aiutare da tre carte di tre diversi mazzi di carte ispirazionali, un po’ di scrittura evolutiva e voilà. E’ anche carina da pronunciare.
il lavorio dei nidi
Mi sono chiesta diverse volte perché mi è più consona una vita tendente al rurale pacato, piuttosto che una vita da cittadina respirata fin dalla nascita. Ovviamente la risposta non è una sola. Qui in bassa valle la fatica è ripagata. Non è tutto scontato, ci sono cose che si assaporano nella propria profondità e che vanno guadagnate. Questo personalmente ridona un senso più dignitoso alla mia vita.
A volte mi soffermo a osservare con l’amato binocolo le variegate specie di passeriformi che ci sono qui. Codirossi, cincie, cardellini, codibugnoli, lui.
Non solo piccioni, che comunque rispetto e amo.
Questa grande varietà di volatili sono spettacolari e mi danno sempre molto da pensare per il lavorio che ci mettono nel costruire i loro nidi. Come pochi umani ancora fanno, loro la casa se la costruiscono da soli. Che appassionante lato ingegneristico nascondono al loro interno. Davvero ammirevole. Per non parlare dei selvatici che affrontano i rigidi inverni in maniera impeccabile e dignitosa. Hanno tutta la mia stima e mi aiutano a evitare di entrare nella lamentela, luogo di non potere assoluto.
Abitare ai piedi della montagna, ancor di più per chi abita le terre alte e avere la natura ad un tiro di schioppo permette di percepire molta più energia vitale. Nei colori, nelle condizioni metereologiche, nell’aria, in ciò che si mangia, nei volti delle persone. Nei miei percorsi giornalieri tra borghi e mulattiere, molti dei punti di riferimento “stradali” non sono cose di cemento, ma cose vive, tipo “… i tre noci maestosi in fondo alla strada”, la tal roccia “a forma di…” o ancora “…la bialera” che attraversa il paese. Non parliamo poi dei ruderi che si incontrano sovente e che solo a guardarli trasudano storia e storie. Un mondo tutto da immaginare. Come fa Anna dai capelli rossi nel cartone animato che tanto amavo da bambina (se avete Netflix vi consiglio la serie, è deliziosa).
Questo nuovo mondo visibile al quale mi sono adattata molto velocemente, dona gioie immense. Mi rende viva più che mai.
In questi giorni una cara persona mi ha concesso di utilizzare un suo terreno e così stiamo costruendo un orto da zero. Era uno dei miei desideri e anche se non nego che comporta molta fatica fisica, sto imparando tante cose preziosissime. Avere la fortuna di poter toccare e modellare la terra lo percepisco come un lusso. Provare a fare nascere “vita” e autoprodurre lo è ancora di più. Come diceva qualcuno, un vero atto rivoluzionario, in questa società di consumi molto spesso indotti ed inutili. E anche lì sotto terra c’è tanta di quella Vita!!
Oltre a seminare creatività sto imparando anche a seminare l’orto e vi assicuro che tra questi mondi i parallelismi sono molti!
Ieri ricevo un messaggio da una delle mie mie zie che mi chiede come mi trovo qui e se sono felice della mia scelta. Dopo che le racconto le mie belle sensazioni, mi confessa che mi invidia e che spera anche lei di andare a vivere in campagna dopo la pensione (fa la maestra), è il suo sogno. Sapete quante volte ho sentito questa frase? Tante. E allora io mi chiedo e mai possibile che uno debba aspettare pensioni, persone, anni e quant’altro per fare ciò per cui si sente portato e vivere dove più gli piace? E che magari dopo aver aspettato quella agognata situazione, poi comunque il sogno non si realizza? No, non ci sto e non dovere starci neanche voi. Quindi come dissero a me anni fa, ora fatevi questa domanda: “cosa posso fare oggi, anche di piccolo, per migliorare la situazione e andare verso i miei desideri?”
E fatelo.
Sappiate comunque che una delle infinite risposte può anche essere : “oggi sono pienamente felice con quello che sono e che ho”. Stare in piena gioia con quello che c’è, oggi, ora. Ed esserne grati.
A presto, vi aspetto per camminare e dipingere insieme nei miei boschi.
Valentina
Dove viviamo
La mia voglia di scrivervi nasce forte e spesso nel viaggio di ritorno dalle “gite” obbligate nella mia città natale. Ormai quando devo andarci è sempre un peso, che trasformo in visita positiva incontrandomi con le persone care o amiche e questo si che mi riempie di gioia.
Di base non ci vado volentieri e i motivi delle mie visite sono perlopiù burocratici.
Pensare che ci ho abitato piacevolmente per quasi tutta la vita, ossia 40 anni, esclusa la parentesi
barcellonese. Così mi sono interrogata sul perché di questa pesantezza.
Bhe per prima cosa quando rientro in valle inizio a “respirare”…la differenza della qualità dell’aria la si sente a naso ed è sconvolgente. Di solito ogni volta che torno a casa vado a fare un piccolo giro nel bosco, raggiungo un punto panoramico e mi riempo di bellezza, silenzio e grandi respiri.
Poi i colori: cromaticamente qui se ne vedono di più e in ogni stagione. Anche in una giornata di pioggia come quella di ieri , sfumature blu scuro e verdi mozzafiato nel confine tra cieli e montagne risaltano sullo sfondo e campi fioriti accolgono prepotenti gialli, con tocchi rossi e viola ovunque.
Poi la dimensione delle case (e la conseguente minor cementificazione): qui in valle sono rari i condomini, tantomeno i palazzi; nel paese dove vivo io non ci sono proprio! Ma vedo tanti bucolici tetti, li adoro letteralmente.
Altro aspetto è la quantità di persone: dunque premetto che non voglio fare l’eremita, anzi credo di essere una persona chiacchierona e piacevole con chi mi piace, ma gli “assembramenti” non li ho mai graditi. In realtà ad un livello più profondo, vivere qui ti permette di conoscere o quantomeno ad identificare meglio molti abitanti del paese. Sono meno, ma è molto più frequente incrociarne qualcuno, salutarsi e scambiare qualche parola.
L’altro giorno è venuto fuori il tema vacanza. Nella mia vita posso dire con grande gratitudine di non aver mai saltato un anno. Per me le vacanze e lo stacco dalla routine quotidiana erano imprescindibili; piuttosto risparmiavo su tutto e organizzavo viaggi low cost, ma mi sono sempre ritagliata quei preziosi momenti. Perché credo che siano le esperienze ad arricchire la nostra vita.
L’anno scorso a fine luglio mi sono trasferita qui il giorno dopo aver firmato l’atto della casa e tra piccoli lavoretti e il grande cambiamento ho fatto turismo di prossimità, decidendo di viverlo già idealmente come una sorta di vacanza. Ad oggi è passato quasi un anno e la cosa incredibile è che non sento questo desiderio impellente di staccare o di evadere. Quindi abbiamo deciso che magari faremo una settimana o poco più, spostandoci solamente in valle, ma più in alto (alta valle) in modo da agevolare la conoscenza e gli spostamenti di zone incantate ed incantevoli, ma che fanno parte sempre del nostro territorio. Trovo tutto questo veramente significativo, un segnale molto forte che mi fa credere di aver fatto la scelta giusta assecondando il mio sentire.
E se si superano le paure che ci autosabotano, la strada è in discesa.
Avete mai pensato dove vorreste vivere? Vi piace il luogo dove vi trovate?
Secondo me ci pensiamo troppo poco, perché il cambiamento di casa, luogo e a volte nazione o continente comporta un uscita dalla propria zona di confort non indifferente. Ma credo anche che il posto dove viviamo sia fondamentale per il nostro benessere psico fisico.
Pensateci.
Ora vado nel bosco a raccogliere quelle deliziose pignette di Ontano che producono uno dei miei inchiostri preferiti, perfetto per scaldare una giornata umidiccia come questa.
A presto,
Valentina, seminatrice di creativit
Riflessioni dal bosco
Ognuno dovrebbe avere un ruolo in una comunità scelta in base alla propria volontà e ai propri talenti.
Ho notato e ne sono molto felice che nei paesi più piccoli come quello dove vivo ora questo esiste. Ognuno ha un mestiere diverso e si qui forse esistono ancora i mestieri è quello del pittore / pittrice è quasi sempre presente.
Qui ovviamente ci sono tanti anziani ma quando gli dico che lavoro faccio non mi guardano storto o come se fossi una scansafatiche ma mi guardano anzi con ammirazione perché nel paese di un tempo c’era il fabbro, il calzolaio, il medico, il maniscalco, la sarta…. E anche il pittore. Poi certo magari quest’ultimo lavorava anche nel proprio campo. Ognuno aveva un ruolo importante e utile. L’altro giorno ho letto un articolo su un blog che seguo, che regalava proprio questa chicca: riesci a trovare chi fa un lavoro davvero utile?
In natura invece è ancora meglio: non c’è bisogno di essere accettati, tutto è in connessione, tutto è libero di essere ciò che è. Ogni parte è perfetta così com’è. In natura non si svirgola per un emoticon postata male, non si giudica senza comprendere, non vai bene un giorno si e l’altro no.
La natura è onesta, autentica. Mi sento molto a mio agio lì. Nei boschi respiro, mi sento libera, supportata, accettata.
Non devo dimostrare di valere, di aver fatto le scelte giuste.
Nel mio cambiare paese e un po’ stile di vita c’era anche tutto questo discorso a motivarmi. Ed è un cammino bellissimo perché aiuta a spogliarsi sempre più da schemi mentali rigidi e libertà personali impercettibili violate.
Oggi più che mai.
Anche nella pittura cerco di raggiungere un maggiore libertà e di trasmettere tutto ciò con il mio lavoro. Mi sento acquerellista ma non per questo mi voglio cucire addosso un’etichetta rigida su un argomento così vasto e creativo. Non lo fate nemmeno voi. Chi ha frequentato i miei laboratori mi avrà sentito spesso pronunciare le parole: “se volete farlo a modo vostro ben venga!” .
Non equivale a evitare di condurre l’allievo nella fase tecnica, ma a percepirsi in una situazione di non giudizio e di intuito semmai. Se sento dentro di me di usare un colore piuttosto che un altro o una tecnica invece di un’altra.. ottimo! Sperimentiamo! E apriamoci alle possibilità non preconfezionate.
Ripeto… oggi più che mai.
Vi abbraccio con uno squillante magenta della Nigritella (un’orchidea che ho potuto ammirare ieri a 2300 mt)
Un anno
Da quando vivo in questa valle (Valsusa per chi se lo stesse chiedendo) sono andata ogni giorno nel bosco. Da un anno a questa parte avrò saltato tre giorni. Anche quando dovevo andare in città per lavoro o questioni burocratiche varie, la prima cosa che facevo al mio ritorno era una capatina nel castagneto e sul mio belvedere preferito a respirare un po’. Bosco bosco bosco.
Qui non sono in alta montagna, ma tutti i paesini della bassa valle sono ai suoi piedi, soprattutto Vaie. Questo vuol dire che se esco di casa e giro l’angolo mi ritrovo in pochi istanti in un bosco. Alcune persone che mi sono venute a trovare o che volevano conoscermi e che avevano visto le foto sui social, mi dicevano ” pensavo vivessi più in alto”, “in montagna” . Mi ha fatto sempre molto sorridere.
In questo anno un molteplice “stato di grazia” si è srotolato davanti ai miei occhi e vi porgo tanta gratitudine. Mi sono resa conto che ho vissuto come volevo e assaporato tante esperienze formative. Adesso riconosco molti fiori, tanti alberi, so che le foglie della melanzana sono velluto e so che i peperoni crescono belli grandi su una pianta che non lo è troppo. So da dove nasce l’insalata e come sono fatti i semi. Ah i semi che mondo spaziale! Mi sono resa conto poi che solo vivendo in e con la natura potevo conoscere tutta questa meraviglia e che effettivamente chi vive in città non ha proprio la minima idea di diverse cose, per esempio di ciò che mangiamo. Quindi ancora di più la mia missione di partenza legata al mio lavoro ha ragione di esistere ed essere. E la trovo una profonda ragione di vita.
Gli amici, i corsisti e i curiosi che sono venuti a trovarmi dopo l’addentrarsi nei “miei” boschi, percepivano fin da subito una potente energia e ne uscivano felici! Che gioia poter toccare con mano gli effetti benefici della natura! Su me stessa la natura è stata al tempo stesso madre, amica e confidente, ha visto le mie lacrime di sofferenza e le ha rese parte del tutto facendomi sentire protetta, a casa. Ha accolto sempre con entusiasmo le mie originali idee, come il “museo” e il ” giardino” nel bosco e mi ha donato così tanto materiale per creare tutto ciò che avevo in mente che ha la mia immensa gratitudine.
Il bosco mi ha aiutato a ricentrarmi, a ritrovare una “buona” energia, un’ energia “alta”. Ha rafforzato alcuni legami e dissipato i rami secchi, quindi in un certo senso mi ha supportato nel fare pulizia emotiva. Osservare è una delle mie pratiche quotidiane insieme a cercare di rallentare che mi costa più sforzo.
Valorizzare i vuoti.
Tutto questo bagaglio provo, con buoni risultati, a portarlo nei miei laboratori e anche se capita di avvertire in qualcuno iniziali resistenze, plausibili e umane per altro, alla fine so sempre di aver messo quel semino che inizierà a crescere.
Concludo con una frase del filosofo Michel de Montaigne che apprezzo molto,
“Se la vita è solo un passaggio, in questo passaggio seminiamo almeno fiori”.
Buona Natura.
Valentina